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IL SUB AGENTE ASSICURATIVO E LE SUE INDENNITA’ – UN VUOTO NORMATIVO PERENNE –

 

PRO-VERITATE :

“IL SUBAGENTE ASSICURATIVO, L’AGENTE ASSICURATIVO ED IL PREPONENTE: UN PERDURANTE VUOTO NORMATIVO IN TEMA DI TUTELA DEL SUBAGENTE IN CASO DI FINE MANDATO. –  Avv. D. Marra –

Da una lettura dell’art. 1742 c.c., compiuta anche speditamente e solo in superficie, è possibile dedurre che con il contratto di agenzia un soggetto s’assume l’incarico in favore di un altro di concludere contratti in una zona determinata. L’articolo al secondo comma prosegue imponendo una forma scritta che qualifica come diritto irrinunciabile.
L’incipit normativo ora citato non desterebbe nessun dubbio salvo che ci si avventuri nella realtà delle imprese assicurative operanti nel nostro mercato ove, per ragioni che in questa sede non interessano, operano più subagenti che agenti assicurativi.
Il contratto più diffuso, dunque, non è quello di agenzia ma quello di subagenzia.
Ebbene, visto che il Codice Civile non reca alcun capo dedicato alla realtà ora citata, come si è relazionato il Legislatore ed il Giudice italiano con questo soggetto giuridico?
E come è da valutarsi il contratto intercorrente tra agente e subagente, appunto definito correttamente, di subagenzia?
Premesso che il contratto di subagenzia esiste ma, nel novero delle fonti del diritto, è riconducibile solo alle “consuetudini del mercato”, a loro volta fatte proprie nel contratto di lavoro individuale, si può anzitutto osservare che tale negozio giuridico è un contratto atipico che ricade nella categoria dei c.d. contratti derivati. Difatti non esiste allo stato attuale una regolamentazione collettiva delle norme relative ai subagenti di assicurazione.
I contratti di subagenzia, pur avendo cause distinte, sono caratterizzati da un collegamento funzionale con un contratto principale finalizzato ad una unitaria e complessa operazione economica (Ghezzi, Contratto di Agenzia e Trioni in Contratto di Agenzia).
Il contratto di subagenzia, dunque, è un contratto dove l’agente assume la veste del preponente ed il subagente è l’agente del primo (Baldi, Il contratto).
Nonostante la diffusione commerciale, recente e meno recente, della figura del subagente, l’unico 2 riferimento normativo italiano è speciale, assai datato ed è quello dell’art. 5 della L. 7 febbraio 1979 n.48; ivi, alla luce dell’iscrizione all’albo degli agenti di assicurazione e del compimento per almeno due anni dell’attività di subagente, quest’ultimo è considerato equipollente all’agente. La medesima definizione di subagente, e dunque la medesima e conseguente equiparazione alla figura dell’agente, discende dalla disciplina collettiva del settore e, precisamente, dall’art. 2 dell’Accordo Nazionale del 27.11.1986 e successive modifiche.
Con la Direttiva Comunitaria 86/653, che all’art.19 stabiliva che le parti non possono derogare gli artt. 17 e 18 (ovvero gli articoli afferenti alle indennità dell’agente che sorgono a seguito di scioglimento del rapporto e, precisamente, quelle della suppletiva della clientela e della c.d. meritocratica) a detrimento dei diritti dell’agente o del sub agente, venne per la prima volta introdotto, e forse risolto, il problema delle fonti di
legge.
In breve, con il non recente intervento della Comunità Europea, si è stabilito che la normativa nazionale e/o quella pattizia non potevano, e possono, derogare in pejus alle indicazioni comunitarie ma, come già detto, un vuoto normativo (codicistico più che di legiferazione speciale) c’era ancora.
Più recentemente, ed anche in scia della posizione comunitaria, anche la Giurisprudenza Italiana pare aver superato il vuoto normativo e gli intuibili dubbi applicativi della normativa dell’agente al subagente.
Precisamente, con decisioni del 10.4.1999 n.3545 e del 14.2.2006 n.3196, la Cassazione ha stabilito che i due contratti di agenzia e di subagenzia, pur differenziandosi nettamente con riguardo alla persona del preponente – che nel contratto di agenzia è l’impresa mentre nel contratto di subagenzia è l’agente – hanno
contenuto sostanzialmente identico; pertanto la disciplina del contratto di subagenzia coincide con quella dettata per il contratto di agenzia (Cass. 16.12.2002 n.17992, Cass. 22.4.2002 n.5827, Cass. 7.6.1999 n.5577, Cass. 15.6.1994 n.5795).
Tuttavia, visto che negli anni successivi le pronunce dei Tribunali di merito non erano coincidenti, la questione delle indennità spettanti all’agente, ed al subagente, al momento della risoluzione del rapporto venne rimessa dalla Corte di Cassazione alla Corte di Giustizia della Comunità Europea.
I giudici europei, con pronuncia del 23.3.2006, hanno sostenuto la prevalenza del maggior favore degli Accordi di Categoria, anche in deroga a solo talune parti del contratto individuale di agenzia.
Conseguentemente, ed è emblematica, la Corte di Cassazione ha così deciso (Cass. Civ., Sez. Lavoro, 3  ottobre 2006, n. 21301): 3
“la disciplina dettata dall’art. 1751 c.c. può essere derogata soltanto in meglio dalla contrattazione collettiva e nel caso in cui l’agente sostenga la nullità del contratto individuale recettivo di quello collettivo il raffronto tra le discipline legale e pattizia deve essere effettuato con riferimento al caso concreto pervenendosi alla dichiarazione di nullità della parte del contratto risultata sfavorevole all’agente. Ciò comporta per questo l’onere di provare nel giudizio di merito con dettagliati calcoli conformi ad entrambi i
criteri leale e contrattuale la differenza peggiorativa …”.
Ed ancora, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, 3 ottobre 2006, n. 21309:
“L’art. 1751 c.c. …deve essere interpretato nel senso che il Giudice deve sempre applicare la normativa che assicuri all’agente, alla luce delle vicende del rapporto concluso il risultato migliore in quanto la prevista inderogabilità a svantaggio dell’agente comporta che l’importo determinato dal giudice ai sensi della normativa legale deve prevalere su quello inferiore spettante in applicazione di regole patrizie, individuali o
collettive”.
E’ comunque mancata una normativa di raccordo che potesse risolvere in via i dubbi inizialmente posti da chi scrive. Non essendovi alcuna traccia nelle disposizioni, recenti e non, dell’AEC di riferimento (Accordo Economico Collettivo) della categoria degli agenti, sino sono continuati e si continuano a redigere contratti di subagenzia ancora rappresentanti un tertium genus rispetto a preponente e agente.
Assodata, almeno in linea teorica e di diritto, l’equiparazione tra la figura dell’agente e quella del subagente e assodata l’applicabilità dell’AEC 2002 e ss alle parti del contratto individuale di subagenzia dove non è stato previsto, in occasione dello scioglimento del rapporto, il diritto del subagente alle indennità tutte di Legge ed evincibili dall’art. 1751 c.c..
Le enucleiamo per chiarezza espositiva.
L’INDENNITÀ PER MANCATO PREAVVISO
Come è noto l’art. 1750 del codice civile riconosce all’agente il diritto a una indennità in sostituzione del termine di preavviso.
L’indennità non è espressamente prevista dalla legge N. 911 del 15 ottobre 1971, dalla direttiva comunitaria 18 dicembre 1986 “sugli agenti commerciali indipendenti” e dal decreto legislativo 10 settembre 1991 N. 303 che, in esecuzione della legge delega 29 dicembre 1990 N. 428, ha dato attuazione alla direttiva comunitaria.
Tuttavia essa svolge una funzione opportuna e anzi necessaria: quella di risarcire in modo preventivo e automatico il danno che può derivare alla parte receduta dal recesso senza preavviso. 4
E pertanto la giurisprudenza e la dottrina ritengono che essa abbia carattere inderogabile e non possa essere esclusa da contrari accordi individuali o collettivi (Cass. 6 agosto 1977 N. 3592).
L’INDENNITÀ DI FINE RAPPORTO / FINE MANDATO
Secondo quanto è stabilito nel c.c. per il contratto di Agenzia, in occasione della cessazione del rapporto l’Agente dovrà corrispondere al subagente una indennità, ex art. 1751 c.c., anche quantificabile nell’AEC in via percentuale rispetto alle commissioni fatturate.
SULL’INDENNITÀ SUPPLETIVA DI CLIENTELA
Tanto affermato in ordine all’equiparazione delle due figure, e normativa applicabile, dell’agente e del subagente, preme anche chiarire che alla luce di quanto stabilito all’articolo 17 della direttiva Comunitaria 86/653: al subagente spetta anche un’indennità nella misura in cui ella abbia procurato all’agente (ovvero al
preponente) nuovi clienti o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti ed il preponente abbia ancora sostanziali vantaggi derivanti da detti affari.
L’INDENNITÀ MERITOCRATICA
Detta indennità è calcolabile solo a seguito di compiuto e positivo rendiconto.
Secondo l’AEC di riferimento essa è dovuta nel solo caso in cui l’importo complessivo di indennità di risoluzione del rapporto ed indennità suppletiva di clientela sia inferiore al valore massimo previsto dal terzo comma dell’articolo 1751 Codice Civile, e qualora ricorrano le condizioni per cui l’agente (od in subagente per quanto sino ad ora è stato detto) al momento della cessazione del rapporto abbia procurato nuovi clienti
al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali clienti.
LE INDENNITÀ POSTUME
Ai sensi e nel rispetto dell’art. 1748 c.c. l’agente, ed in questo caso il subagente, ha diritto alle provvigioni sugli affari conclusi dopo la data di scioglimento del rapporto. L’articolo precisa che tale diritto discende all’operato compito in affari la cui realizzazione è procrastinata nel tempo ma per i quali la conclusione è
dipesa dal suo intervento. 5
Si segnala, conclusivamente, che nonostante il vuoto normativo, le indecisioni degli operatori del mercato, la sempre diversa tecnica di redazione dei singoli contratti e la costante devoluzione delle questioni di fine mandato dei subagenti ai Tribunali di merito, l’ultima pronuncia che prende posizione sulla equiparazione tra
agente e subagente è quella della Cassazione Sezione Lavoro n. 3196 del 14 febbraio 2006; ivi, Pres.
Sciarelli, Rel. Monaci.
Ivi è spiegato che l’art. 1751 c.c. si estende anche al subagente che, in ogni caso, non è che un agente che opera in favore dell’agente di livello superiore.
Ne consegue l’equiparazione al diritto di percepire in caso di fine mandato tutte le indennità previste per l’agente assicurativo. “

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